Attivisti anti-pesticidi in tribunale

„Parliamo di pesticidi“– da decenni l’Umweltinstitut è impegnato a informare l’opinione pubblica sul tema dell’inquinamento ambientale sia in Germania che in altri paesi. Perci ci stiamo interessando alla questione relativa ai pesticidi nei meleti del Südtirol/Alto Adige e ai conseguenti effetti nocivi sull’uomo e sulla natura.

Con la campagna "Pesticidi Tirol", nel 2017 l'Umweltinstitut ha attirato l'attenzione sull'elevato impiego di pesticidi nella frutticoltura altoatesina. Nello stesso anno è stato pubblicato il libro "Das Wunder von Mals" del regista Alexander Schiebel. In esso viene raccontata la storia del villaggio di Mals in Val Venosta, i cui abitanti si sono dichiarati, per decisione dei cittadini, la prima comunità libera da pesticidi in Europa.

Di conseguenza, siamo diventati una spina nel fianco per il consigliere provinciale all’agricoltura ed ex vicepresidente della Provincia di Bolzano Arnold Schuler, il quale vuole impedire che si parli apertamente delle conseguenze degli inquinanti ambientali in Südtirol/Alto Adige: evidentemente, gli interessi della potente industria frutticola sono troppo forti per non volerli proteggere ad ogni costo.

Schuler non si è fatto alcuno scrupolo a trascinarci in tribunale: alle nostre critiche sull’utilizzo dei pesticidi nella melicoltura in Südtirol/Alto Adige ha reagito querelandoci per diffamazione. Oltre un migliaio di agricoltori della provincia si sono associati alla querela, e ora la Procura presso il Tribunale di Bolzano ha formalizzato l’accusa.

Insieme al nostro referente per la politica agricola e commerciale Karl Bär, è stato querelato anche Alexander Schiebel, autore del libro „Il miracolo di Malles“. Non è da escludere che vengano incriminati anche Jacob Radloff, amministratore delegato della oekom verlag ed editore del libro, e alcuni membri del consiglio di amministrazione dell’Umweltinstitut. Tutti loro dovranno difendersi in tribunale per aver pubblicamente criticato l’uso di pesticidi in Südtirol/Alto Adige. In caso di condanna, rischiano non soltanto una pena pecuniaria ma addirittura la completa rovina finanziaria. Infatti, ciascuno degli agricoltori che hanno aderito al procedimento penale potrebbe chiedere il risarcimento dei danni – e poiché sono numerosi, l’importo di tali richieste potrebbe essere nell’ordine dei milioni di euro.

Dire la verità non è un crimine!

È quindi evidente che in Südtirol/Alto Adige i pesticidi avvelenano non soltanto la salute umana e l’ambiente ma anche la libertà di espressione. Ma dire la verità non è un reato, è un diritto umano. E proprio per affermare questo diritto abbiamo intenzione di lottare in tribunale: lo faremo per noi stessi, per i nostri sostenitori e per tutti quelli che sono stati messi a tacere dall’agroindustria e i governi, a causa del loro pubblico impegno per la protezione della natura e dell’ambiente.

Come „Südtirol“ è diventato „Pestizidtirol“

Da decenni, noi dell'Umweltinstitut lavoriamo per educare il pubblico sull'inquinamento ambientale in Germania e altre regioni. Per questo motivo, ci siamo occupati anche dell'inquinamento ai danni dell'uomo e della natura causato dall'elevato uso di pesticidi neli meleti del Südtirol/Alto Adige.

Molti abitanti del paesino di Malles, in Val Venosta, non tolleravano più l’uso dei pesticidi nei frutteti del Südtirol/Alto Adige; pertanto, nel 2014 decisero mediante un referendum di introdurre a livello comunale il divieto dell’uso di pesticidi chimico-sintetici e si proclamarono il „primo comune europeo libero da pesticidi“. In risposta, la giunta provinciale di Bolzano e la potente lobby della frutticoltura fece di tutto per far fallire il referendum.

La nostra risposta fu: i ribelli anti-pesticidi di Malles meritano il nostro appoggio! Perché, se la „via di Malles“ avesse avuto successo, anche altri comuni ne avrebbero seguito l’esempio. Invitammo dunque il presidente della Provincia di Bolzano ad accettare il divieto dell’uso di pesticidi introdotto a Malles e a farne un modello per l’intero Südtirol/Alto Adige. Quasi 40.000 persone aderirono alla nostra richiesta, dimostrando la loro solidarietà con gli abitanti di Malles. Inoltre, aiutammo lo scrittore e cineasta Alexander Schiebel a realizzare il suo progetto comprendente il libro e il documentario „Il miracolo di Malles“, in cui racconta questa vicenda.

Cominciammo così ad occuparci più approfonditamente sia dell’utilizzo spropositato di pesticidi in Südtirol!Alto Adige sia del clima politico locale. Per far conoscere anche in Germania la contraddizione tra la pratica della frutticoltura intensiva e le idilliache immagini per la promozione del turismo in Südtirol/Alto Adige, nell’estate del 2017 abbiamo dato il via all’azione „Pestizidtirol“, prendendo di mira le campagne turistico-pubblicitarie del Südtirol/Alto Adige. Secondo il consigliere provinciale altoatesino Arnold Schuler, sarebbe questo il grave „reato“ di cui ci siamo macchiati.

I ribelli anti-pesticidi in tribunale

Concretamente, Arnold Schuler accusa il nostro referente Karl Bär e i membri del nostro consiglio di amministrazione di aver diffamato l’agricoltura altoatesina con le loro critiche all’uso di pesticidi in Südtirol/Alto Adige. Inoltre, l’Umweltinstitut è accusato di avere abusato del marchio „Südtirol“. Il consigliere Schuler ha querelato anche Alexander Schiebel, che nel proprio libro ha criticato l’utilizzo dei pesticidi in Südtirol/Alto Adige, e Jacob Radloff, amministratore delegato della oekom verlag, che ha pubblicato il libro. Entrambi dovranno affrontare un procedimento giudiziario che durerà anni.

Alla querela contro l’Umweltinstitut hanno aderito oltre 1.300 agricoltori altoatesini, mentre quelli che hanno sottoscritto la querela contro Alexander Schiebel e Jacob Radloff sono più di 1.600. Tutti gli accusati rischiano non soltanto una pena pecuniaria ma addirittura la rovina finanziaria, perché, se perdessimo la causa, ciascuno degli agricoltori che hanno promosso l’azione giudiziaria potrebbe chiedere il risarcimento dei danni – e a causa del grande numero di persone interessate, si parla di  milioni di euro di risarcimenti.

Bavaglio per le voci critiche

Non avremmo mai immaginato  di essere costretti a difenderci in tribunale per aver rivelato una verità scomoda – nelle democrazie europee non esiste, forse, il diritto alla libertà di espressione? Né inizialmente ci sembrò possibile che Arnold Schuler avesse deciso di ricorrere ai giudici per metterci il bavaglio. Sembra che il solo scopo di tutto ciò sia  ridurre al silenzio le voci critiche e mantenere il segreto sulle verità scomode.

Quanto fuorvianti siano le accuse nei nostri confronti è dimostrato anche dalla risposta della Procura di Monaco di Baviera alla richiesta di collaborazione avanzata dal Südtirol/Alto Adige: i giudici monacensi si sono rifiutati di collaborare con la Procura appellandosi al diritto alla libertà di espressione sancito dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Adesso ci attende un processo che probabilmente  durerà anni, avrà costi elevati e consumerà molte delle nostre risorse. Sembra che l’intento della controparte sia impedirci di fare il nostro lavoro e intimidire tutti coloro che vogliono criticare l’uso dei pesticidi in Südtirol/Alto Adige – perché, chi avrà più il coraggio di esprimere simili critiche in futuro, sapendo di rischiare costosi procedimento giudiziari?

Limitazione della libertà di espressione: la società civile europea insorge!
L'assessore provinciale all'agricoltura del Südtirol/Alto Adige Arnold Schuler © CC BY-SA 4.0 Tumler Rene/ Wikimedia

L'assessore provinciale all'agricoltura del Südtirol/Alto Adige Arnold Schuler © CC BY-SA 4.0 Tumler Rene/ Wikimedia

Questa vicenda è soltanto un esempio di come lo spazio di azione della società civile venga continuamente limitato in Europa: sempre più spesso le lobbies industriali e i governi si servono del potere giudiziario per mettere la museruola, a suon di sentenze, a tutti coloro che sono attivamente impegnati a favore dei diritti umani fondamentali, della giustizia sociale o dell’ambiente. Questo tipo di denunce è chiamato „Strategic Litigation against Public Participation“ (SLAPP) e, secondo i dati provvisori delle ricerche condotte dall’Università di Amsterdam in collaborazione con Greenpeace International, è una tattica in aumento anche nell’Unione europea. Se non ci opporremo a questo metodo, ne farà le spese il nostro diritto umano fondamentale alla libertà di espressione. Per questo motivo stiamo creando una rete in tutta Europa per rafforzare insieme la capacità di resistenza della società civile.

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Ufficio stampa

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L’Alto Adige ha un problema di pesticidi

L’uso massiccio di pesticidi nei frutteti altoatesini è onnipresente. Südtirol/Alto Adige è una delle più importanti regioni europee per la melicoltura: su una superficie di oltre 18.000 ettari, ogni anno vengono raccolte all’incirca 950.000 tonnellate di mele, pari alla metà dell’intero raccolto dell‘Italia e a quasi un decimo della produzione di mele dell’Unione europea¹.

La coltivazione delle mele rappresenta quindi per Südtirol/Alto Adige un’enorme monocoltura, peraltro soggetta alla diffusione di parassiti. Non va dimenticato che in Südtirol/Alto Adige vengono coltivate solo poche varietà di mele come la Golden Delicious o la Gala, fortemente sensibili all’azione dei parassiti. Di conseguenza, questo metodo di coltivazione comporta l’utilizzo di grandi quantità di pesticidi: in alcuni meleti i pesticidi vengono irrorati anche più di venti volte all’anno. Queste sostanze velenose hanno effetti nocivi non soltanto sulla biodiversità ma anche sulla salute della popolazione locale.

Pesticidi: veleno per la biodiversità

L’uso massiccio di pesticidi è letale per la biodiversità: queste sostanze velenose uccidono non soltanto i parassiti ma anche gli insetti utili, come api, bombi e farfalle. Il calo della popolazione di insetti importanti, che costituiscono la base alimentare di molte altre specie, crea squilibri in interi ecosistemi. In Südtirol/Alto Adige, le conseguenze dell’abuso di pesticidi sono visibili anche ad elevate altitudini. Da quando la melicoltura viene praticata ad altezze sempre più elevate, gli scienziati hanno osservato che la varietà e il numero dei lepidotteri sensibili diminuiscono anche ad altitudini superiori di centinaia di metri rispetto alle monocolture di mele⁷. Ma anche i meleti nelle vallate sono definiti in una pubblicazione del Museo di Scienze naturali del Südtirol/Alto Adige come un „deserto verde“⁸.

Inoltre, la mancanza di insetti e l’uniformità del paesaggio riducono la varietà e il numero degli uccelli; l’assenza degli insetti causa anche un problema di impollinazione: i meli devono essere impollinati meccanicamente perché le api, di norma, non vivono nei frutteti e pertanto è necessario l’intervento degli apicoltori per condurle fino ai fiori.

Danni alla salute dovuti ai pesticidi

I pesticidi costituiscono un pericolo anche per la nostra salute. Secondo scienziati e autorità, alcune delle sostanze disperse nell’ambiente a fini agricoli in Südtirol/Alto Adige sono probabilmente cancerogene, nocive per il sistema riproduttivo e lo sviluppo fetale e possono interferire con il sistema ormonale degli esseri umani o comprometterne il patrimonio genetico.

Come l’Umweltinstitut München ha appreso da colloqui personali e scambi di posta elettronica con privati cittadini interessati, capita talvolta che in Südtirol/Alto Adige turisti e vicini di casa vengano investiti direttamente dalle nuvole di pesticidi spruzzati, riportando  irritazioni cutanee, oculari e delle vie respiratorie.

Via col vento: propagazione attraverso l’aria
I pesticidi sono dispersi con il vento fino a chilometri di distanza © Jörg Farys

I pesticidi sono dispersi con il vento fino a chilometri di distanza © Jörg Farys

Poiché le sostanze attive dei pesticidi utilizzati nei frutteti devono raggiungere l’intero albero, vengono spruzzate lateralmente fino a un’altezza di tre metri. C'è il forte rischio che, nel momento stesso in cui sono spruzzate, vengano trasportate dall’aria al di fuori del meleto. Alcune ricerche da noi condotte nel 2018 hanno dimostrato che nella Val Venosta, tra primavera e agosto, l’aria è costantemente inquinata da pesticidi. Per le persone e l’ambiente, in questo periodo non c’è un attimo di respiro. Alcuni dei veleni vengono propagati dall’aria per chilometri. Abbiamo trovato alcune sostanze attive anche in un giardino di Malles, dunque all’interno di un luogo chiuso, mentre altre sono state individuate addirittura a un’altitudine superiore ai 1.600 metri, in una valle laterale in cui non è praticata la frutticoltura.

Carenze nel sistema di approvazione europeo

Le autorità europee trascurano la diffusione dei pesticidi nell'aria. Per quattro dei sei principi attivi che abbiamo trovato durante le nostre indagini in tutti e quattro i siti, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha ipotizzato nella sua valutazione del rischio che vengano rilasciati nell'aria in quantità trascurabili nella migliore delle ipotesi dopo l'applicazione e che si decompongano rapidamente nell'atmosfera sotto l'influenza della luce solare. Nel quinto caso, l'autorità ha accettato l'informazione della società produttrice che la sostanza è non volatile come sufficiente per l'approvazione. Solo l'eliminazione completa dell'uso di pesticidi chimici sintetici, come chiediamo con la nostra Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE), può davvero proteggere la natura, l'ambiente e la salute in modo efficace.

Südtirol/Alto Adige non è un caso isolato

Gli effetti negativi dell’agricoltura industriale sull’ambiente e sulla salute umana sono un problema di portata mondiale. Un’agricoltura sempre più intensiva ha determinato una massiccia diminuzione della biodiversità in Südtirol/Alto Adige. La distruzione degli habitat e l’utilizzo di grandi quantità di sostanze chimiche destinate all’agricoltura, come i pesticidi e i fertilizzanti, compromettono non soltanto la biodiversità ma anche interi ecosistemi. I terreni vengono sfruttati al massimo, scompaiono elementi del paesaggio come siepi, alberi e arbusti che svolgono un ruolo importante per gli insetti e gli uccelli, mentre gli uomini assumono sostanze nocive per la salute attraverso le acque freatiche, l’aria e i prodotti agricoli.  

Monoculture: un male per le persone e la natura

La concentrazione di un singolo prodotto in una determinata regione – i meleti del Südtirol/Alto Adige ne sono un esempio – non fa che acuire questo problema: un ecosistema che, per sua stessa natura, è in grado di funzionare autonomamente e di difendersi dalle crisi, ha bisogno di diversità e varietà – varietà di specie animali e vegetali con caratteristiche e bisogni differenti. Un simile ecosistema funziona grazie alla sinergia dei suoi diversi „co-inquilini“. Se viene attaccato un abitante dell’ecosistema, la casa comune non crolla immediatamente; ma se una zona è dominata da una monocultura come i meli in Südtirol/Alto Adige, diventa dipendente dall’azione di agenti esterni attraverso l’apporto di sostanze nutritive in forma di fertilizzanti artificiali e veleni destinati alla „tutela delle piante“– un apporto nutritivo che, in realtà, potrebbe essere ottenuto anche con altri metorid agricoli biologici, con la rotazione agraria, e gli insetti utili. Se le piante della monocoltura finiscono sotto stress, per esempio a causa di malattie o parassiti, è l’intero sistema che rischia di collassare. Questa pericolosa dipendenza si ripropone nel più ampio contesto politico e sociale: intere regioni diventano dipendenti da un unico prodotto dietro il quale si aggrovigliano interessi economici di stampo lobbistico. In tale contesto, le coltivazioni specializzate con metodi agricoli intensivi, come la frutta, il vino o il luppolo, hanno un problema specifico in relazione ai pesticidi: da un lato, non è possibile praticare la rotazione agraria classica, come nell’agricoltura in campo, perché gli alberi da frutto o le viti insistono sullo stesso appezzamento per un periodo superiore a uno o due anni. E se questa lunga durata non è compensata dalla scelta di qualità robuste e dalla varietà del paesaggio circostante, spesso si crea l’ambiente ideale per il proliferare di parassiti e agenti patogeni. Dall’altro lato, ci sono i consumatori, che vogliono avere in tavola frutta priva di difetti.

Di conseguenza, l’impiego dei pesticidi è maggiore nelle regioni frutticole e viticole che in quelle con coltivazioni in campo. Poiché i pesticidi vengono spruzzati sugli alberi da frutto e sulle viti lateralmente e fino a ricoprire l’intera pianta, il trasporto delle sostanze velenose attraverso l’aria costituisce un problema particolarmente grave. Situazioni conflittuali analoghe a quelle dell’Alto Adige si verificano in altre regioni dove si praticano la frutticoltura e la viticoltura con metodo intensivi, come attorno al Lago di Costanza, nella zona di Bordeaux e in Veneto, dove si produce il Prosecco.

Cambiare si può

Diversamente da quanto l’industria chimica sostiene, non abbiamo bisogno dei pesticidi per produrre i generi alimentari che consumiamo. Hilal Elver, relatrice speciale delle Nazioni Unite per il diritto all’alimentazione, scriveva nel 2017 al Consiglio per i diritti umani dell‘ONU: „L’affermazione dell’industria agricola secondo cui i pesticidi sarebbero necessari per poter assicurare la disponibilità di generi alimentari è non soltanto falsa, ma anche pericolosa e fuorviante“¹². Adottando metodi agrobiologici è possibile aumentare, anche in misura considerevole, la produttività dei sistemi agricoli tradizionali. Ad esempio, attirando appositamente gli insetti impollinatori sui campi si aumentano i raccolti e si migliora la qualità della frutta prodotta. Anche in Südtirol/Alto Adige cresce costantemente il numero delle aziende agricole biologiche che non hanno bisogno di pesticidi chimico-sintetici.   L’agricoltura biologica è la dimostrazione del fatto che è possibile dare da mangiare alla popolazione mondiale e contemporaneamente conservare le risorse per le generazioni future. A livello mondiale, ci sono quasi tre milioni di agricoltori che non ricorrono alle scoperte dell’industria chimica – e il loro numero è in aumento.¹³ Anche i circa 1.500 agricoltori biologici del Südtirol/Alto Adige[1]dimostrano con il loro lavoro quotidiano che questa provincia offre le migliori condizioni  per un’agricoltura varia, sostenibile e rispettosa della natura e della salute umana. La gamma delle modalità di coltivazione biologica della vite e della frutta è molto ampia: alcune aziende semplicemente sostituiscono le sostanze chimiche spruzzate con sostanze biologiche meno pericolose, altre aziende hanno rinunciato del tutto anche alle sostanze biologiche e puntano esclusivamente su una corretta gestione dell‘ecosistema. Con il nostro impegno in Südtirol/Alto Adige vogliamo contribuire a cambiare la situazione a partire da questo potenziale che Südtirol/Alto Adige possiede già e grazie al quale può fungere da esempio per altre regioni, affinché anch’esse abbandonino la pratica dell’agricoltura intensiva basata sulla chimica.

Riferimenti

1 Südtiroler Apfelkonsortium  pagina consultata il6.4.2020.

2 Secondo il sito web „Mela Alto Adige“, ogni anno si raccolgono in Alto Adige 950.000 tonnellate. In Germania, stando ai dati dell’Ufficio federale di statistica, nei dieci anni compresi tra il 2009 e il 2018 ne sono state raccolte in media 949.773,3 t all‘anno.

3 Valore calcolato sulla base dei dati summenzionati semplicemente dividendo la quantità raccolta per la superficie coltivata.

4 Queste cifre si riferiscono alle medie decennali calcolate in base ai dati della FAO

5 Südtiroler Apfelkonsortium pagina consultata il6.4.2020.

6  In media, negli anni 2016-2019 sono state consumate in Germania 1.828.000 t di mele 

7 Tarmann, Gerhard, Zygaeniden lügen nicht in: Jahrbuch des Vereins zum Schutz der Bergwelt, 2019

8 Kahlen, Manfred, Die Käfer von Südtirol, 2019, Seite 468

9 Le linee guida della Comunità di lavoro per la coltivazione integrata di frutta a granella in Alto Adige (AGRIOS) per il 2017 sono disponibili al seguente indirizzo

10 articolo di stampa

11 Dachverband für Natur- und Umweltschutz Südtirol

12 Save our Seeds

13 FOAM - Organics International

14 statistiche della provincia autonoma di bolzanohttp://www.provinz.bz.it/land-forstwirtschaft/landwirtschaft/downloads/Entwk_Biolandbau_bis_2019.pdf.

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Ufficio stampa

Per richieste in italiano, si prega di contattare il seguente indirizzo: ufficio.stampa@umweltinstitut.REMOVE-THIS.org

Il processo

In Alto Adige/Südtirol la salute ambientale e la libertà di espressione sono sotto attacco, minacciate da una serie di processi il cui unico obiettivo è silenziare le voci critiche che pubblicamente esprimono la propria contrarietà all'uso dei pesticidi in agricoltura.

Karl Bär con i suoi avvocati alla prima udienza del processo © Jörg Farys, Die Projektoren

Karl Bär con i suoi avvocati alla prima udienza del processo © Jörg Farys, Die Projektoren

Chi si oppone ai pesticidi nella più grande regione melicola d'Europa viene querelato. È quello che sta accadendo a Karl Bär, referente per le politiche agricole e commerciali dell'Umweltinstitut München, e all'autore e cineasta austriaco Alexander Schiebel. In caso di condanna Bär e Schiebel rischiano la pena detentiva e la rovina personale a causa di possibili richieste di risarcimento di danni astronomiche.

Il processo contro Karl Bär e l'istituto ambientale

L'accusa:

Diffamazione aggravata ai danni dell'agricoltura altoatesina e contraffazione del marchio nell'ambito della campagna “Pestizidtirol del 2017”


Gli imputati:


Karl Bär – Agronomo e rappresentante dell'iniziativa dei cittadini europei “Salviamo le api e gli agricoltori”, è referente per le politiche agricole e commerciali dell'Umweltinstitut München.

Umweltinstitut München – organizzazione ambientalista attivamente impegnata contro l'energia nucleare e a favore degli alimenti privi di OGM, della svolta energetica e dell'agricoltura biologica.


Parte attrice:

L'assessore provinciale all'agricoltura Arnold Schuler e 1.376 agricoltori altoatesini.

I fatti

Si apre il sipario sul #ProcessoPesticidi.

A una settimana dall'udienza che darà il via al Processo Pesticidi in Alto Adige/Südtirol, l'Umweltinstitut München organizza una conferenza stampa a Bolzano che vede la partecipazione di numerosi giornalisti di lingua italiana e tedesca e un ampio coinvolgimento dell'opinione pubblica. Il tema: “Attacco alla libertà di espressione: denunciati per aver criticato l'uso di pesticidi in Alto Adige/Südtirol”.

08 settembre 2020

 

L'annuncio della Provincia: “accantoniamo la denuncia”.

A un giorno dall'udienza a carico di Karl Bär, la Provincia Autonoma di Bolzano dirama un comunicato stampa in cui annuncia la decisione di ritirare la denuncia contro Bär, Schiebel e Radloff in favore di un dialogo costruttivo. Manca però una conferma ufficiale in merito al ritiro delle accuse. Così Bär – "Se questo scandaloso processo bavaglio troverà una conclusione rapida e positiva, potremmo festeggiare una piena vittoria per la libertà d'espressione in Europa. È probabile che la notizia della possibilità di far fallire una querela temeraria, in anticipo rispetto alla prima udienza, grazie alla pressione pubblica e a un controllo da parte della società civile si diffonda tra i potenziali querelanti e tra le potenziali vittime di tali cause. Se siamo riusciti a fare la nostra parte con un tale risultato, avremo ottenuto molto più che non la fine di un processo contro di noi".

14 settembre 2020

Manifestazione di protesta di fronte al tribunale di Bolzano, © Jörg Farys, Die Projektoren

Manifestazione di protesta di fronte al tribunale di Bolzano, © Jörg Farys, Die Projektoren

Prima udienza, inizia il processo a carico di Karl Bär.

A Bolzano è in corso una manifestazione di protesta di fronte al tribunale in difesa del diritto alla libertà di espressione. Oltre 100 organizzazioni da tutto il mondo dichiarano la loro solidarietà agli imputati con un annuncio pubblico sui quotidiani italiani La Repubblica e La Stampa. Sulle due piattaforme online WeMove e Campact, oltre duecentomila cittadini europei chiedono il ritiro delle accuse.

Nonostante l'annuncio del 14 settembre, l'assessore Schuler si presenta al processo come parte civile e chiede il risarcimento di un euro insieme ad alcuni esponenti dell'industria frutticola altoatesina costituitisi anch'essi parte civile. Il giudice fissa ai querelanti il termine del 27 novembre 2020 per formalizzare l'eventuale remissione delle querele.

Al termine dell'udienza Karl Bär annuncia un primo importante risultato: su richiesta dell'Umweltinstitut München la Procura della Repubblica di Bolzano ha chiesto il sequestro dei libretti di campagna degli oltre 1.300 agricoltori che hanno aderito alla denuncia. Questi documenti contengono i dettagli esatti di quali e quanti pesticidi sono stati applicati da ogni singolo agricoltore per il trattamento del proprio campo. Il finale di questa vicenda resta ancora aperto.

15 settembre 2020

Arnold Schuler © CC BY-SA 4.0 Tumler Rene / Wikimedia

Arnold Schuler © CC BY-SA 4.0 Tumler Rene / Wikimedia

“Parola d'onore di tirolese”.

Gli imputati invitano pubblicamente a mezzo stampa l'assessore Schuler a ritirare definitivamente tutte le accuse così come promesso dallo stesso assessore all'inizio del processo. Dando la sua “parola d'onore di tirolese” Schuler prendeva un impegno serio nei confronti degli imputati.

23 settembre 2020

Voltafaccia dell'assessore.

Nessuna remissione di querela contro gli imputati. Ancora una volta i querelanti cercano di bloccare l'opera di informazione e sensibilizzazione di Karl Bär e dell'Umweltinstitut München sull'alto uso dei pesticidi in Alto Adige/Südtirol stabilendo, come condizione per il ritiro delle accuse, la possibilità di tacere all'opinione pubblica informazioni sulla reale entità dei pesticidi impiegati in Alto Adige/Südtirol. Informazioni sensibili, contenute nei libretti di campagna sequestrati su richiesta della Procura della Repubblica di Bolzano. Contrariamente a quanto sostenuto dall'assessore Schuler, i legali comunicano l'impossibilità di dare seguito all'impegno preso. Il processo continua.

30 settembre 2020

 

I libretti di campagna e le fatture dei pesticidi, una scomoda verità.

I querelanti impugnano in via esplorativa i sequestri eseguiti su richiesta della difesa dell'imputato dalla procura presso due dei 1.300 querelanti: lamentano la illegittimità della acquisizione delle fatture di acquisto dei pesticidi da parte degli agricoltori nell'ambito del #ProcessoPesticidi. Le fatture erano state trasmesse in procura dopo perquisizione domiciliare da parte dei Carabinieri del NAS. Il tribunale di Bolzano, dopo una combattuta udienza, respinge l'istanza ritenendo il sequestro probatorio legittimo: sia libretti di campagna che fatture di acquisto  restano agli atti.

19 ottobre 2020

L'udienza contro l'Umweltinstitut München.

Insieme a Karl Bär, alcuni membri del consiglio direttivo dell'Umweltinstitut München, presenti e passati, rischiano di finire a processo per diffamazione aggravata ai danni dell'agricoltura altoatesina e contraffazione del marchio “ombrello” nell'ambito della campagna “Pestizidtirol” del 2017. Nonostante la Procura della Repubblica di Bolzano abbia chiesto l'archiviazione delle accuse, l'assessore provinciale Schuler ha presentato opposizione. Ora il Tribunale di Bolzano deve pronunciarsi in merito alla prosecuzione del procedimento penale. Se confermato, un processo penale costituirebbe un'ulteriore escalation nel processo pesticidi in Alto Adige/Südtirol e un grave attacco alla libertà d'espressione.

22 ottobre 2020


Un primo importante successo.

Chiusura del procedimento contro alcuni membri, presenti e passati, dell'Umweltinstitut München. Oltre a Karl Bär, sei membri del consiglio di amministrazione dell'Istituto per l'ambiente di Monaco di Baviera sono stati accusati di diffamazione a danno dell'agricoltura altoatesina e di contraffazione del marchio ombrello per la campagna "PestizidTirol" del 2017. Sebbene la Procura della Repubblica di Bolzano avesse chiesto l'archiviazione dei capi d'imputazione per mancanza di prove, l'assessore provinciale Schuler aveva presentato ricorso in appello. Il Tribunale di Bolzano ha tuttavia confermato la richiesta del pubblico ministero di sospendere le indagini.

28 ottobre 2020

Il processo contro Alexander Schiebel e Jacob Radloff

L'accusa:

Diffamazione aggravata ai danni dell'agricoltura altoatesina in riferimento al libro “Das Wunder von Mals”



Gli imputati:

Alexander Schiebel – Scrittore e cineasta austriaco, autore del libro “Das Wunder von Mals” (Il miracolo di Malles) edito dalla casa editrice tedesca oekom.

Jacob Radloff – amministratore delegato della oekom, la prima casa editrice tedesca nel settore dell'ecologia e della sostenibilità. Da oltre 30 anni oekom si impegna a favore di uno sviluppo della politica, dell'economia e della società orientati al futuro.


Parte attrice:

L'assessore provinciale all'agricoltura Arnold Schuler e 1.382 agricoltori altoatesini.

I fatti

L'autore a processo.

Alexander Schiebel è a processo a Bolzano per aver scritto un libro che, secondo l'accusa, danneggerebbe la reputazione dell'agricoltura altoatesina perché critico con l'uso massiccio di pesticidi. Nella conferenza stampa che precede l'udienza di apertura del #ProcessoPesticidi contro Karl Bär dell'Umweltinstitut München, Schiebel dichiara: “Oggi, chi si oppone all'uso di pesticidi chimico-sintetici sul territorio provinciale viene attaccato duramente e prevale un clima di paura. Non riusciranno a zittirci”.

08 settembre 2020

La Provincia ripensa la sua posizione annunciando il ritiro delle querele.

Schiebel e Radloff accolgono positivamente la notizia del ritiro delle querele annunciato da Schuler ma rimangono prudenti. “Non ci rallegriamo troppo presto – afferma Schiebel in un comunicato stampa – ancora non sappiamo se tutte le accuse sono state ritirate. Solo quando questo avverrà e quando tutti gli imputati saranno stati assolti potremo tirare un sospiro di sollievo. Fino ad allora, resteremo vigili.”

14 settembre 2020

Serve un ritiro ufficiale.

Il giorno dell'udienza che apre il #ProcessoPesticidi contro Karl Bär, l'assessore Schuler si presenta come parte civile e chiede un risarcimento di un euro insieme ad alcuni esponenti dell'industria frutticola altoatesina costituitisi anch'essi parte civile. Appare evidente che il vero scopo delle accuse penali mosse nel 2017 non fosse quello di risarcire un danno, oggi quantificato in un euro. Con quella denuncia Schuler voleva silenziare il dibattito sul massiccio uso di pesticidi in Alto Adige/Südtirol.

15 settembre 2020

Nessun ritiro delle denunce.
Jacob Radloff

Jacob Radloff

Insieme all'Umweltinstitut, Alexander Schiebel e Jacob Radloff invitano pubblicamente l'assessore Schuler a mantenere la parola data e a ritirare tutte le querele in essere. A fine settembre la brutta sorpresa: Schuler dichiara la mancanza di presupposti per adempiere alla sua promessa. A detta dell'assessore i toni tenuti dagli imputati nelle comunicazioni sui social media non favorirebbero un accordo. Schiebel risponde “Arnold Schuler ha mentito pubblicamente riguardo al ritiro delle querele a nostro carico”. Continua il tentativo, da parte dell'assessore, di nascondere all'opinione pubblica i dati sul reale utilizzo dei pesticidi in Alto Adige/Südtirol.

19 ottobre 2020

L'udienza contro Jacob Radloff.

L'editore tedesco è a Bolzano per presenziare all'udienza che dovrà stabilire la sua eventuale imputazione coatta. Dopo due anni di indagini la Procura della Repubblica di Bolzano aveva chiesto l’archiviazione delle accuse. Tuttavia, l’assessore provinciale Schuler ha presentato opposizione, motivo per il quale il Tribunale di Bolzano deve pronunciarsi in merito alla prosecuzione del procedimento penale. L'accusa contro Radloff è “concorso nel reato di diffamazione aggravata”. La decisione del Tribunale è ancora pendente. Se confermato, un processo penale costituirebbe un'ulteriore escalation nel processo pesticidi in Alto Adige/Südtirol e un grave attacco alla libertà d'espressione.

Così Radloff – “Riconosco pienamente le mie responsabilità in qualità di editore, ma nonostante le mia più buona volontà mi è impossibile comprendere il motivo per il quale dovrei essere processato qui a Bolzano. La decisione di spostare su un piano legale la discussione relativa al problema dei pesticidi in Alto Adige/Südtirol mi è del tutto incomprensibile”.

22 ottobre 2020

"I miracolo di Malles": il libro per il quale Alexander Schiebel e Jacob Radloff sono stati citati in giudizio

L'editore in tribunale.

Jacob Radloff è accusato di "concorso nel reato di diffamazione aggravata" per la pubblicazione del libro "Das Wunder von Mals" scritto da Schiebel. "Essere un editore comporta molti rischi, rischi che spesso mi sono trovato a dover affrontare, sia sul piano economico che ideologico, ma mai in tutti questi anni ho dovuto rispondere in tribunale delle mie scelte professionali. Il libro di Alexander Schiebel pone una questione politica: come si possa fare agricoltura senza che questa comporti dei rischi per la salute dell'uomo e dell'ambiente. Questa questione, che interessa ciascuno di noi, dovrebbe far parte di un dibattito democratico - e non essere il tema portante di un procedimento penale", ha spiegato Radloff. Anche il procedimento contro l'editore della casa editrice oekom è stato chiuso dopo l'udienza del 22 ottobre 2020.

28 ottobre 2020

 

Il processo a carico di Alexander Schiebel.

Il 14 gennaio 2021 inizierà il processo contro Alexander Schiebel accusato di diffamazione aggravata ai danni dell'agricoltura altoatesina. “Nel mio caso – dichiara l'autore austriaco – le dichiarazioni pubbliche dell'assessore Schuler si basano su calunnie sistematicamente reiterate. Non ho mai detto né tantomeno scritto che i coltivatori di mele in Alto Adige/Südtirol fossero degli “assassini” o l’analoga espressione colpevoli di “omicidio premeditato”. Ora questo processo sarà il nostro strumento per evidenziare con maggiore efficacia i pericoli legati all'elevato uso dei pesticidi sul territorio provinciale. Lotteremo per il nostro diritto alla libertà di espressione e, se necessario, ci rivolgeremo alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo”.